Testimonianze/India
Fisioterapisti in India
di Rita e Giacomo
Due fisioterapisti hanno condiviso per 3 mesi la difficile realtà
del Sud dell'India, dando un contributo "specialistico", volontario ed
entusiasta alle attività a favore dei bambini disabili.
Da diverso tempo stavamo progettando questo viaggio, quindi siamo partiti
con tanto entusiasmo e desiderio di conoscere da vicino una realtà
così diversa dalla nostra. Per questo ringraziamo di cuore Terre
des hommes Italia e i responsabili del progetto per averci dato questa
opportunità.
Il Terre des hommes Core Trust si trova a Tiruvanamallai, una cittadina
a 200 km a sud di Madras, in uno degli Stati più poveri dell'India,
il Tamil Nadu. Nella struttura, che è piuttosto vasta e ben articolata,
lavorano circa 70 persone, tutte indiane, con competenze diverse, specifiche
per le varie esigenze; attualmente ci sono due scuole per ragazzi con
ritardo mentale ai quali si insegna, con buoni risultati, come accudire
a loro stessi e come utilizzare al meglio le loro capacità. Due
pulmini prendono i ragazzi dalle loro case al mattino e li riaccompagnano
la sera; questo rappresenta per i genitori, che lavorano a tempo pieno
nei campi, un grande aiuto perché altrimenti i ragazzi sarebbero
abbandonati a se stessi. Ci sono poi 4 case-famiglia, che ospitano più
di 60 bambini e ragazze dai 4 ai 18 anni, molti dei quali soffrono di
handicap fisici come conseguenza della poliomielite. Molto importante
è il lavoro delle assistenti sociali che quotidianamente girano
nei villaggi circostanti sia per individuare le famiglie con figli disabili
sia per fornire loro un aiuto pratico insegnando gli esercizi e dando
dei suggerimenti per accudirli. C'è infine una struttura dedicata
al lavoro specifico di fisioterapia per bambini cerebrolesi e con ritardo
mentale, e al training per i genitori affinché possano capire
e sostenere nel migliore dei modi i propri figli; il training, di tipo
residenziale e della durata di un mese, è un impegno notevole
per le famiglie ma i loro sacrifici sono ricompensati dagli evidenti
risultati che si ottengono. Accanto, un piccolo laboratorio per la produzione
artigianale di protesi o supporti per i vari tipi di handicap.
Inizialmente non è stato facile per noi: il clima e le differenze
culturali e linguistiche hanno contribuito a rendere i nostri primi passi
a Tiruvannamalai piuttosto incerti. La prima settimana, su consiglio
del direttore del Centro Chezhian, l'abbiamo trascorsa a guardarci intorno
per conoscere i vari progetti e capire come meglio intervenire. Pian
piano ci siamo inseriti nelle varie attività: Giacomo ha lavorato
soprattutto nei villaggi insieme alle assistenti sociali, cercando di
dare alle persone che assistevano i bambini delle semplici indicazioni
di tipo fisioterapico. Rita ha lavorato soprattutto nel programma residenziale
di preparazione per le mamme e i bimbi cerebrolesi, mostrando loro come
praticare il massaggio nei casi di forte spasticità per alleviare
un po' il dolore. Il nostro tempo libero passava spesso nelle case-famiglia
cercando di coinvolgere in vario modo i bambini. Una domenica abbiamo
organizzato una gita in un paese vicino dove ci sono i resti di un antico
castello. Sveglia al mattino presto, siamo saliti sui due pulmini e via:
la gioia e l'eccitazione nei bimbi si leggeva sui loro volti. Giunti
in cima della collina dove c'era il castello, abbiamo pranzato all'aperto
con foglie di banano come piatto, giocato, scherzato fatto il bagno nella
antica piscina del maraja: divertimento assicurato per grandi e piccoli.
Non sono certo mancati momenti di difficoltà e di sconforto; le
realtà con le quali dovevamo interagire erano a volte veramente
difficili: bimbi con malformazioni dovute a denutrizione, mancanza delle
più elementari norme igieniche nelle case, talvolta assoluta indigenza
dei genitori nonché incapacità ad affrontare problemi di
handicap, le profonde differenze culturali, tutto questo ed altro ancora
hanno fatto spesso vacillare le nostre certezze, il desiderio di essere
utili e di portare le proprie conoscenze a servizio di queste realtà.
Ogni giorno ci chiedevamo se e quanto fosse realmente utile la nostra
presenza o se non fosse solo il bisogno di soddisfare le nostre esigenze
di "sentirci buoni". Ma poi il sorriso di un bimbo o una sua richiesta
di attenzione, o il ringraziamento sincero di una mamma bastavano per
farci dimenticare di colpo ogni dubbio o incertezza. Forse i momenti
più intensi e gratificanti sono stati quelli in cui ci si spogliava
dagli abiti di lavoro e si riusciva a giocare e a stare insieme con spontaneità:
la condivisione del cibo, il momento della buonanotte, il saluto commosso
dei bimbi quando siamo partiti ci hanno regalato sensazioni che ancora
ci accompagnano. Ciao e grazie.
Siamo noi a dirvi GRAZIE. (N.d.r. Terre des hommes Italia)