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home > I progetti nel mondo > 24.07.2008 giovedě / 3.20

India

Testimonianze/India

Carezze dall'India

di Lucia Lamonarca

Un'amica ci racconta le impressioni del suo viaggio di lavoro in India, di un’infanzia negata che ha ancora il coraggio e la forza di sorridere. E di un popolo che ci insegna che vivere nella pace e nel rispetto è possibile. Almeno fino ad oggi…

4 febbraio 2007 - Arrivo all’aereoporto di Mumbai alle tre del mattino. Esco sul piazzale e in un primo momento sembra tutto normale. “Non è poi così tremendo come me lo avevano descritto”, penso. C’è un gran vociare di parenti che si sbracciano nel tentativo di farsi vedere dai loro cari in arrivo dall’Europa, poliziotti che cercano di regolare il traffico, clacson che suonano senza sosta. Fa caldo.
Mi avvio verso la macchina che dall’albergo mi è venuta a prendere quando improvvisamente mi sento prendere - o forse sarebbe meglio dire accarezzare - delicatamente per un braccio. Non dimenticherò mai quella sensazione! Ritroverò quelle piccole mani ancora tante volte durante la mia permanenza in India. Mi giro e vedo di fianco a me una bambina. Avrà circa 5 anni.
Due occhi grandi, neri, infiniti. Mi sorride. È dolcissima. Mi chiede una rupia (5 centesimi). Non faccio neanche in tempo a capire cosa mi stia succedendo quando arriva un poliziotto che la manda via. Mi guardo intorno. Non è più sola. È come se improvvisamente dal nulla fossero apparsi frotte di bambini piccoli, piccolissimi. Ma a quest’ora non dovrebbero essere da un’altra parte, per esempio a letto?



Salgo sul taxi e quegli stessi occhi, allontanati dai poliziotti per non darmi fastidio, me li ritrovo appiccicati al finestrino della macchina. Guardano come sono vestita, guardano se faccio un gesto nella loro direzione. Ma guardano anche dentro la mia anima. Sono impietrita e non sono cosa fare.
Sono stanca e confusa. Lascio ogni considerazione ai giorni successivi.
Dalla sera del mio arrivo fino al mio rientro in Italia - resterò 10 giorni tra Mumbai e New Delhi- il mio sguardo su questo Paese sarà sempre mutuato dal finestrino di un taxi o da un luogo per privilegiati (sono qui infatti per conto di una associazione d'industriali). Impossibile fare due passi a piedi. Il mio albergo è in una zona periferica e mi consigliano di non girare a piedi.
Oltretutto siamo a due passi dalla giungla e di notte chiudono i cancelli dell’albergo perché, dicono, si aggirano nei dintorni animali feroci. Mi raccontano che molti bambini sono vittime di questi predatori. Non ci credo. Lo chiedo a più persone. Sembra sia proprio così!
Ma anche volendo cosa c’è da vedere? Sono in India per lavoro ma se avessi scelto di visitare questo Paese per turismo come mi sentirei in questo momento? È etico venire in questi posti solo per osservare la miseria altrui?
Non ci sono parole per raccontare ciò che mi circonda. Come descrivere una povertà senza speranza? Come descrivere occhi allucinati dalla fatica di vivere? Come descrivere storpi e deformati? Come descrivere la sporcizia nella quale convivono vecchi, donne, bambini e animali?
Un saggio indiano ha detto “Tutto ciò che non puoi portare sulle tue spalle è inutile”. Ebbene molta gente in questo Paese porta davvero in giro solo se stessa! Ho visto intere famiglie spostarsi da un giorno con l’altro, da un posto all’altro, semplicemente portandosi dietro una pentola.
Eppure…..ho provato ad alzare lo sguardo per cercare di vedere oltre le apparenze. E ho scoperto un altro mondo, meno visibile ma così colorato, profondo, ricco.
Ho visto la dignità di uomini e donne che vivono in mezzo ad una strada che si lavano, si pettinano, indossano saree colorati, puliscono dove hanno passato la notte in faccia alla loro miseria. Bambini che giocano, ridendo, in mezzo al traffico.



Ho sentito gente cantare per strada che non aveva neanche la forza di reggersi in piedi.
Ho visto un modello di convivenza multireligiosa. Indù, musulmani, cristiani vivono pacificamente uno accanto all’altro: un crocifisso di fianco al tempio di Ali Krishna; un quartiere cattolico di fianco a quello musulmano; ovunque altari ricchi di fiori colorati e offerte alle divinità indù.
Ho visitato un tempio senza simboli di alcuna religione, costruito affinché tutte le religioni del mondo potessero incontrarsi in un unico luogo per pregare e meditare tutti insieme.
Ho capito cosa significa vivere in una grande democrazia: laica nell’anima e tollerante nel cuore.
Questo Paese, rispetto a tanti altri visitati, tutti uguali o per usare un termine ormai abusato “globalizzati”, offre effettivamente un vantaggio: quello di obbligarti a riflettere!
Da persona che sta provando ad affrontare un percorso spirituale e che è ancora alla ricerca di una risposta rimangono molti dubbi e interrogativi.
Una amica atea mi ha detto “Come sempre siamo solo noi a dare un senso a quello che viviamo.
La religione aiuta a rendere meno cruda la verità.
È solo questione di scelte!”